
-Nicolas POV-
Entrai lentamente richiudendomi la porta alle spalle, con i capelli ancora umidi e gli occhi bassi lei stava seduta a gambe incrociate sopra l’enorme letto matrimoniale. Era il mio angelo caduto dal cielo, e io mostro, gli avevo fatto del male.
Alzò gli occhi verso di me e vi lessi la paura, la delusione e non so dire quale altro stato d’animo, sembrava arrabbiata con me e non ne capivo il motivo, lei doveva temermi.
Non mi avvicinai al letto, non volevo spaventarla più del dovuto, con un po’ di coraggio iniziai a parlare.
“Non mi scuserò ancora..non servirebbe a niente” le parole più stupide che potevano uscirmi di bocca.
“Infatti non voglio le tue scuse, è nella tua natura essere così..” mormorò tormentandosi la manica della maglia.
“crudele?” conclusi io disprezzandomi e accasciandomi sul divano bianco.
“Si” fu solo un flebile sussurro.
“Non sono così..non sono un mostro credimi” le mie ultime speranze, gli ultimi attimi con lei, dovevo tentare il tutto per tutto, anche l’impossibile. Se non mi avrebbe amato l’avrei accettato, ma doveva capire che io non ero più un assassino. Invece lei mi vedeva così, una creatura dell’inferno, mandata sulla terra per creare terrore.
“Certo! Uccidi persone innocenti per sopravvivere!” mi urlava contro “Come lo chiami questo?” adesso mi guardava, sul suo volto c’era disgusto. Cambiò espressione in un attimo temendo una mia reazione, ma io rimasi immobile incredulo e deluso, l’avevo perduta.
“Non uccido persone innocenti..non più ormai..non sono ciò che credi” dissi calmo per non spaventarla ulteriormente.
“Vorresti dirmi che non sei un vampiro?” chiese in tono di sfida ormai in piedi di fronte alla finestra. Guardava fuori parlandomi senza guardarmi in faccia, ero così spaventoso?
“Lo sono..però non sono un mostro” le mie parole erano rivolte a lei, ma sapevo che in qualche modo le dicevo per convincere me stesso di quella mia affermazione.
“Ma non capisco come tu ci sia arrivata così in fretta..siamo leggende..” riflettei “come puoi averlo scoperto così in fretta?” domandai.
“Non sono affari tuoi, è una storia privata” disse decisa, la vedevo piangere silenziosamente, il suo viso delicato rigato dalle lacrime si rifletteva sul vetro della finestra.
“Invece lo sono! Tu conosci il mio mondo! Perché non me lo hai detto?” adesso avevo alzato il tono della voce e lei rabbrividì singhiozzando. Stupido.
“Non ne ero certa..alcune..cose..” si voltò verso di me per osservarmi “non quadrano..” concluse ritornando a guardare la pioggia.
“Come sei arrivata a questa conclusione? Chi te lo ha detto di..noi?” chiesi più calmo, con la mia voce vellutata.
“Non sono affari tuoi!” sbottò frustrata.
“Invece si..non voglio segreti fra di noi” mormorai continuando a fissare il suo corpo scosso da tremiti, non so se per il freddo o per la paura. Rise istericamente e mi guardò male. “Tu mi completi..ho capito cos’è l’amore..ho scoperto che anche io posso amare” le confessavo la cosa più importante.
Rise ancora e si voltò completamente verso di me.
“Tu non puoi amare! Non mi ami!” mi urlò contro “so cosa vuoi da me.. e non è certo il mio amore” disse più calma spaventata dalle sue stesse frasi.
“Come puoi dirlo?” urlai alzandomi dal divano così velocemente che non mi vide nemmeno e ancora più terrorizzata appiattì la sua schiena contro il vetro. “Io ti amo! Dopo secoli mi sto preoccupando più della vita di un’altra persona che della mia!” perché non potevo piangere? Perché non potevo dimostrare quanto stessi male in quel momento? Solo il pensiero, l’idea di non poterla avere con me era una pugnalata in pieno petto. “non uccidermi di nuovo..non abbandonarmi ti supplico” mi avvicinai a lei ancora appoggiata alla finestra.
“Mi ami?” domandò incredula facendo un passo verso di me.
“Ti amo più di ogni altra cosa al mondo” sembrava esagerato da dire, ma era così.
Abbassò gli occhi che prima erano puntati dentro i miei e si mosse ancora avvicinandosi a me, adesso potevo sentire distintamente il suo odore, fiori..profumo di fiori dolci e freschi. Strinsi i pugni cercando di resistere, lo avevo fatto quella mattina, potevo riuscirci anche adesso, ma il mio cervello era occupato dalla paura di vederla correre via di nuovo.
“Ho paura di te..” disse con un sospiro, sembrava le costasse molto ammetterlo “però..” ci fu un lungo attimo di silenzio dove potevo udire i battiti del suo cuore farsi più accelerati “io..non posso negare di amarti”
Il mio cuore morto ebbe un tuffo a quelle parole, mi amava? Mi temeva e allo stesso tempo mi voleva bene.
Azzardai sfiorandole un braccio con le dita, si ritrasse subito spaventata, ma subito si riavvicinò e si scusò con solo lo sguardo.
“Mi hanno insegnato a temerti e a reputarti un essere vile e desideroso di sangue umano..” non capivo ancora di chi parlasse. Fare domande in questo momento non era il caso, adesso volevo solo essere certo che lei non mi avrebbe lasciato.
“Un paio di cose non quadrano ancora..” mi confessò pensierosa.
“Quali?”
“Tu hai gli occhi dorati..non rossi, la tua famiglia vive tra di noi e Carlisle fa il medico! Come può un vampiro stare a stretto contatto con il sangue?” domandò curiosa “sono confusa” si portò una mano alla fronte.
“Ti prometto che avrai una risposta a tutte le tue domande” la rassicurai.
“Quindi sarai sincero?”
Annuii.
“Non uccidi esseri umani?”
“No”
Sospirò e sorrise seppur per poco “grazie” mormorò con gli occhi ancora incollati nei miei.
Non seppi resistere e l’abbracciai, se fosse andata male, mi avrebbe solo respinto. Invece non lo fece, anzi si strinse a me circondando con le braccia la mia schiena. Piccola e fragile, avevo distrutto un’altra anima, non ucciso, ma la sua vita sarebbe stata stravolta, e questo solo a causa mia.
Lasciò la presa e si rannicchiò al mio petto, istintivamente andai a sedermi sul letto con lei tra le mie braccia immobile come una statua, le lacrime ancora a rigarle il viso.
“Perché la mia vita non può essere come quella degli altri?” mugolò “mi metto sempre nei guai..io non posso amare un umano! No, io amo un vampiro..” l’ultima parola uscì con un verso strozzato dalla sua gola.
Involontariamente risi quando la sentii pronunciare quella frase, -amo un vampiro- mi amava dunque, anche se ero un demone, lei mi amava.
“Che cosa ci trovi di divertente?” chiese cupa.
“Sono felice perché hai detto che mi ami” le spiegai sorridente lisciandole i capelli morbidi.
Mi spostai un po’ e appoggiai la schiena sui cuscini, sul letto la tenevo tra le mie braccia, distesa la mio fianco l’abbracciavo assaporando quel dolce momento.
Mi persi in quel soave profumo e iniziai a sfiorarle la pelle del viso con la mano, era così calda, così tenera e soffice, al posto della mano appoggiai una guancia sul suo viso, l’odore del sangue pungeva, ma era sopportabile. Quando mi spostai sul collo scattò a sedere guardandomi spaventata.
“Scusa” balbettò.
“Non scusarti, so che hai paura e non dovevo farlo” mi scusai io “ti assicuro che non voglio ucciderti” si appoggiò nuovamente al mio petto e chiuse gli occhi.
“Tu non sei come i vampiri di cui mi hanno parlato..sei buono..” parlò con gli occhi ancora chiusi “mi parli di te? Di voi..forse se mi spiegassi avrei meno paura” adesso era con il volto davanti al mio, sorrideva o almeno si sforzava di sorridere “non posso più starti lontana..” sussurrò in imbarazzo.
“Non voglio che tu mi stia lontana, te l’ho detto. Quando non ci sei è come se mi mancasse una parte di me”
“Vale anche per me..” mormorò riposandosi su di me.
Sentivo la sua pelle calda attraverso la camicia leggera, la sua mano posata sulla mia pancia, la circondavo con un braccio e la cullavo come fosse una bambina. Era una bambina per me, potevo essere il suo trisnonno, avevo più di duecento anni ed ero innamorato per la prima volta.
“Posso farti delle domande Nicolas?” mi chiese distogliendomi dai miei pensieri.
“Tutte quelle che vuoi” risposi dolce.
“Grazie”
Si tolse dal mio abbraccio e si accomodò vicino a me, ero poco entusiasta di quella cosa, amavo sentirla calda su di me, era viva. Ma se lei stava meglio così l’avrei accontentata in tutti i suoi desideri.
Forse timorosa o indecisa su quale domanda porre per prima, era bellissima mentre mi guardava assorta, i suoi occhi erano arrossati per il pianto, ma non ricordavo di averne visti di più belli o più caldi dei suoi.
Continuai a fissarla come solo un’amante può fissare la propria donna, con desiderio, con amore e con quella dolcezza che era uscita proprio adesso in me, potevo amare, adesso ne ero convinto.